LA (MIA) SOLITUDINE

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Mi ritrovo a fare i conti con la solitudine.

Una solitudine nuova, diversa, sconosciuta rispetto a quella necessità di isolarmi che spesso ho ricercato e desiderato.

L’ho sempre considerata uno stato d’animo nobile, prezioso, legato alla conoscenza dell’intimo.

Sono stata travolta da uragani affettivi, abbandoni, tradimenti, umiliazioni e incomprensioni croniche.

Ho sempre avuto vicini pochi amici, i miei genitori, alcune persone strette a me. Li ho avuti vicini, troppo vicini, in momenti in cui, invece, andavo sognando la solitudine.

L’isolamento mentale è la cura a tutti i miei mali. La soluzione alla tristezza. L’unico rifugio sicuro in cui sono libera di spogliarmi di tutto quello che in realtà non sono.

Quando decidi di legarti ad un’altra persona, di avere dei figli, la confusione intorno a te fatta di impegni, obblighi e domande a cui rispondere è sempre così assordante da non riuscire più ad immaginare un secondo da dedicare solo ai tuoi pensieri.

Sorridi e te ne freghi, soddisfatta della tua vita.

Quando, invece, nonostante il baccano della tua quotidianità, ti senti travolta da una solitudine che non riconosci più, allora fermarsi diventa doveroso.

Fermarsi, riflettere e procedere di conseguenza.

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